Mia moglie me lo aveva detto che oggi sarebbe piovuto.

È da quando ho la bici che il mio sonno notturno è disturbato, non è più come una volta. Basta un lieve temporale per farmi svegliare e dire puntualmente “Porca miseria!”. Stamattina quindi mi sono ritrovato con la bicicletta umida e una pioggerellina più che sopportabile. Quattro gocce da niente. Ho deciso di non usare il poncho che ho comprato, era sufficiente il giubbottino impermeabile con cappuccio.

Così sono partito per la mia solita rotta casa-ufficio. Niente di che, forte dell’esperienza passata sapevo cosa mi aspettava, anche se era nettamente meno dell’altra volta, sapevo che in ogni momento potevo fermarmi e mettere il ponco se fosse servito.

Appena prima di entrare nel parco mi accorgo che tra i (pochi) ciclisti di oggi ce n’è una con il poncho uguale a quello che ho comprato io. Mentre io la studiavo per capire l’effettiva funzionalità siamo entrati nel parco. Ho rallentato e abbiamo scambiato quattro battute (ovviamente in corsa) sull’utilità del mio acquisto. L’ignota ciclista mi ha confermato l’utilità dell’articolo e così, soddisfatto, le ho augurato una buona giornata e mi sono diretto verso il mio luogo di lavoro.

Soddisfatto e praticamente asciutto entro in ufficio, mi siedo al mio posto, prendo la bottiglietta d’acqua per recuperare qualche liquido perso durante la corsa e… SPLASH! Come un bambino me la sono rovesciata addosso, sulla camicia e sui pantaloni…

Forse oggi terrò il poncho anche all’interno di questo edificio…

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