“Questo è un temone”, come direbbe Pezzi. Se lo chiedono giornalisti, registi, scrittori, artisti… o almeno dovrebbero (dico io). Si potrebbero tutti riunire sotto il termine “creativi”. E ci metto dentro anche i blogger.
Tutte queste persone hanno due possibilità: creare per sè stessi o per gli altri. Realizzarsi semplicemente creando o compiacersi dell’apprezzamento altrui.
Chiunque crei qualcosa da vendere in qualche modo si pone questa domanda. Ma forse è proprio qua il punto: i creativi fanno quello che fanno perchè sia venduto/fruito? Forse quelli che ho in mente io sono gli “artisti” nel senso più stretto del termine, come i poeti. Essi creano qualcosa che hanno il desiderio di creare, indipendentemente dalle conseguenze, siano esse guadagni o perdite.
Pensando a quelli che più si avvicinano al termine di artista (pittore, poeta, scrittore, cantante…), io di solito immagino che questi creino qualcosa che “viene dal cuore”, qualcosa dettato dalle muse, come spinti da un bisogno di esprimere in qualche modo quello che si prova.
D’altra parte, ci sono le figure più vicine ad artigiani (giornalisti ad esempio), questi mi aspetto che scrivano cose che interessano al loro pubblico. Ma anche in questo caso probabilmente il creativo ha delle preferenze, su come impostare il lavoro, su quali temi trattare piuttosto che altri…
Ed ecco la questione. Quando un artigiano diventa artista? O viceversa. Non pretendo di vedere il confine, i confini non sono mai netti.
Entro nello specifico: il blogger. Io posso decidere di creare un blog, o più semplicemente di scrivere un post, su quello che voglio io. Oppure posso scegliere un tema che può interessare molta gente. Come fare? È forse una ragione etica? Il blogger che scrive “col cuore”, senza contare i commenti e gli accessi è più “puro” di uno che scrive sul web-design sapendo che (magari) il post finirà su digg o del.icio.us?
Probabilmente dipende dall’obiettivo che un blogger si pone al momento di cominciare un blog. C’è chi scrive per sè stesso, e chi per avere accessi. Ma a questo punto, come direbbe Marzullo, “una domanda sorge spontanea”: se si scrive solamente un diario personale, per il solo scopo di scriverlo, perchè farlo su internet e non su un quaderno custodito gelosamente nel cassetto? Devo dedurre quindi che chi scrive un blog vuole essere letto. E se vuole essere letto ha piacere di sapere dagli altri cosa ne pensano, sia direttamente (commenti) che indirettamente (accessi).
Il dubbio rimane.
Questi dubbi hanno qualcosa di filosofico, si avvicinano alle questioni sul senso della vita e poi finisci col cercare la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto… (=42)
Personalmente mi piace essere letto. Mi piace pensare che in questo momento qualcuno sta leggendo queste righe. È un modo per farsi conoscere, quindi conoscere gli altri. Personalmente scrivo quello che mi pare, quando mi pare, e si vede… Mi piace guardare gli accessi e notare che i post “preferiti” sono quelli sugli antivirus (di cui non mi interesso particolarmente). Non credo che uno dei miei post arriverà mai su digg. Personalmente, quindi, scrivo per me e penso a quando qualcuno leggerà. E voi?